Il punto centrale – 6 (Repost)

15.04.2013 19:14

Vediamo ora di dare una lettura critica di quello esposto nell’articolo precedente. Il metodo proposto, poiché è un metodo computazionale ( ovvero di puro calcolo ) in ogni caso trova una “soluzione” al problema, in base ai dati inseriti.

Ma questa soluzione ha un senso ?

Ad esempio, se abbiamo solo 2 casi, chi ci assicura che la soluzione trovata sia quella giusta ?

Oppure, se cerchiamo un nido si un calabrone e la zona rossa ci viene segnalata in mezzo ad un laghetto, cosa c’è che non va ?

Per funzionare a dovere, questo metodo deve sottostare ( ovvero deve essere applicato ) in condizioni che rispettino il più possibile le seguenti ipotesi, altrimenti il risultato ottenuto ha poco senso

  • Spazio omogeneo infinito ed illimitato
  • Conoscenza di tutti i casi
  • I casi devono essere “locali”
  • Un unico “soggetto” attuatore che:
    • non deve cambiare il punto di partenza nel tempo.
    • non deve cambiare il “Modus Operandi” nel tempo.

Vediamo ora di spendere 2 parole per spiegare il significato di ognuna di queste ipotesi.

Spazio omogeneo infinito ed illimitato

Significa che nella zona presa in esame ci deve essere quanto più possibile assenza di barriere naturali o artificiali che compromettono la raggiungibilità di un’area del territtorio. Ho scritto quanto più possibile perché in realtà nessuna area rispetta a pieno questa ipotesi, ma ci si avvicina soltanto. La presenza di barriere o di ostacoli comporterebbe una scelta di una direzione “preferenziale” di azione del soggetto in quanto tenderebbe ad escludere le direzioni che lo porterebbero a trovarsi in un’area che gli è ostile o preclusa. Nel caso di un calabrone, si potrebbe immaginare che il nido si trovi in riva al mare. Il calabrone quindi non prenderebbe mai una direzione che lo porti a trovarsi in mezzo al mare.

Conoscenza di tutti i casi ( o della maggior parte di essi )

É necessario conoscere tutti i casi – oppure il maggior numero di essi – in modo tale da non esculdere delle aree di territtorio. Se questo accadesse il metodo, e l’algoritmo che lo realizza, daranno comunque un risultato che però si può trovare anche molto lontano dalla realtà.

I casi devono essere “locali”

Ovvero l’autore non deve essere un “fuori zona”. Facciamo un esempio assurdo: immaginate che il calabrone sia un “pendolare”, cioè che tutti i giorni prenda il treno per andare a “lavorare”. In quel caso i punti in cui si manifesta non saranno centrati sul suo nido ma sulla stazione dei treni.

Un unico “soggetto” attuatore.

Ovvero non ci devono essere più soggetti operanti sulla stessa zona, altrimenti è impossibile distinguere le azioni di uno da quelle dall’altro. Se immaginiamo che ci siano due nidi di calabroni, non potremo distinguere i calabroni di un nido da quelli dell’altro, e di conseguenza non potremmo attribuire le punture dei calabroni a quello o all’altro nido. Anzi, addirittura potremo supporre che ci sia un solo nido, ed il metodo lo localizzerebbe in un punto posto a metà fra i due. Se i punti fossero 3 la sitazione sarebbe ancora peggiore e se immaginiamo il nido di calabroni posto su un camion che si sposta, il metodo, sebbene computazionalmente applicabile, non darebbe risultati appropriati.

Non deve cambiare il punto di partenza nel tempo.

Questa ipotesi, e’ una estensione di quella precedente. Ci dice che il soggetto attuatore abbia un unico punto di partenza e ritorno. Se così non fosse il metodo non troverebbe un’area che individua questo punto, ma una area che si centra fra tutti i “nidi possibili”.

Immaginiamo che il calabrone abbia 2 nidi e passi metà del tempo in uno e metà nell’altro.

in questo caso avremo che il metodo di cui abbiamo parlato fino ad ora, sebbene computazionalmente applicabile, non lo sia più a livello logico. Infatti, come detto prima, sebbene il programma trovi comunque un’area marcata come “zona rossa” ( area con il 95% della probabilità ) essa verrà individuata in un punto che si troverà fa i 2 punti reali.

Immaginiamo ora che il nido del calabrone sia fissato ad un camion in viaggio. Cosa accade in questo caso ? Immaginando che il calabrone riesca in ogni caso a tornare al nido i casi si dispongono tutti lungo il tragitto,  a questo punto non esiste affatto un punto centrale, ma l’algoritmo in ogni caso ne troverà uno. Ma quello trovato non ha assolutamente alcun senso.

Non deve cambiare il “Modus Operandi” nel tempo.

Matematicamente si può dire che questa ipotesi esprime “l’invarianza temporale” del comportamento del calabrone. Ovvero, ripete sempre la stessa modalità e questa ripetizione genera uno schema il quale rende possibile la corretta esecuzione del programma.

Per ora mi fermo qui, valuterò se aggiungere altro in base a ciò che mi viene chiesto da chi segue questo blog.

Mi hanno chiesto qualche informazione in più: a tale scopo ho creato questo articoletto.

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2 pensieri su “Il punto centrale – 6 (Repost)

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